Lo Sviluppo Sostenibile

a cura di Nunzia Lombardi
Responsabile Settore Sviluppo Sostenibile

Note scientifiche e sociali di riferimento per avviare progetti e buone pratiche locali

Lo sviluppo sostenibile

A proposito di sviluppo sostenibile Herman Daly scrive: "Per la gestione delle risorse ci sono due ovvi principi di sviluppo sostenibile. Il primo è che la velocità del prelievo dovrebbe essere pari alla velocità di rigenerazione (rendimento sostenibile). Il secondo, che la velocità di produzione dei rifiuti dovrebbe essere uguale alle capacità naturali di assorbimento da parte degli ecosistemi in cui i rifiuti vengono emessi. Le capacità di rigenerazione e di assorbimento debbono essere trattate come capitale naturale, e il fallimento nel mantenere queste capacità deve essere considerato come consumo del capitale e perciò non sostenibile".
I due modi di intendere lo sviluppo sostenibile sono equivalenti, entrambi inseriscono nel bilancio economico di un processo un costo ambientale.
Una crescita economica, sociale , culturale e politica non può quindi prescindere dal suo "capitale naturale".
La filosofia che accompagna questo modello di sviluppo parte dal presupposto che risorse come l'acqua, l'aria, il suolo e la biodiversità non possono essere considerate risorse private che appartengono a coloro che le vivono hic et nunc, ma piuttosto risorse essenziali del pianeta, patrimonio dell'umanità, che non possono essere rinchiuse in confini territoriali, essere soggette a leggi di parte o quotate in borsa.
Queste sono ritenute sostanze essenziali per la nascita, la crescita e lo sviluppo di ogni singola creatura della terra e pertanto non possono essere distrutte, consumate o sprecate.

"Uno sviluppo sostenibile quindi richiama necessariamente
ad un modello di società che mette l'uomo al centro"

Il ruolo della Federazione

Dai primi anni '90 il tema della sostenibilità ambientale è diventato argomento di discussioni politica, dopo che alcuni scienziati hanno posto l'attenzione sul processo in atto di distruzione del pianeta ad opera dell'uomo, un processo, innescato con la prima rivoluzione industriale, che non può compiere passi indietro.
Il protocollo di Kioto, sottoscritto dall'Unione Europea, regolamenta proprio questo settore, limitando per ciascun paese le quote di emissioni in atmosfera di sostanze che altrimenti aumenterebbero l'effetto serra. Ciascun paese deve quindi attrezzarsi per risparmiare capitale naturale, ridistribuendo le responsabilità alle regioni, ed ai comuni.
Per raggiungere gli obiettivi imposti da tale protocollo serve il contributo di ciascun anello della catena, in ogni settore di lavoro e di sviluppo, a partire dal contributo del singolo cittadino fino al ruolo chiave delle grandi industrie.
Da parte di ciascuno quindi urge un impegno in questo ambito, ognuno nel settore di sua competenza.

"Anche il terzo settore è quindi chiamato a dare il suo contributo,
per ridurre l'impronta che l'uomo lascia sulla terra al suo passaggio"

Passi essenziali

Aprire un settore di studi su questa materia significa prima di tutto conoscere e studiare il territorio in cui viviamo, mettere a nudo bisogni, necessità, usi e consumi, buone e cattive pratiche oltre ad aspetti più strettamente tecnici.
Tale studio è un passo essenziale per la progettazione di interventi specifici e mirati per migliorare le condizioni di vita. In particolare lo studio è finalizzato ad aumentare la resa energetica degli impianti esistenti, a progettare servizi pubblici ad hoc, incentivando l'utilizzo di risorse energetiche rinnovabili, riducendo lo zaino ecologico delle merci, sponsorizzando la politica del riutilizzo, bandendo quella del monouso, cercando di assecondare la naturale vocazione del territorio, ma soprattutto educando le generazioni future.